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Raccontare il territorio con un calice di vino

Raccontare il vino per raccontare il territorio: il vino e l’occasione di un calice diventano uno strumento per la comunicazione del territorio. La degustazione, infatti, non basta più e chi si avvicina al mondo del vino oggi vuole conoscere e comprendere ciò che sta bevendo.

L’interesse per una bottiglia si traduce in interesse per chi lo produce, la sua storia, le connessioni con le peculiarità del terreno su cui crescono le viti, il modo in cui un vino è stato pensato e realizzato.

Una maggiore consapevolezza del consumatore nell’approccio al calice ha portato negli anni a dare come prioritaria la qualità del prodotto vino. Assieme alla richiesta di qualità ora c’è quella di distinzione: quali sono i tratti distintivi di un vino e perché sceglierne uno piuttosto che un altro?

Ecco quindi che all’appello risponde il corredo genetico di un vino, le sue origini, la terra scaldata dal sole su cui la vite madre è cresciuta e la misura di impegno e passione delle persone che creano la ricetta di quel preciso vino.

Ciò che viene versato nel nostro calice è soltanto la punta dell’iceberg di un racconto lunghissimo, che i contadini hanno imparato a condividere con ascoltatori attenti e affascinati. Conoscere la storia di un vino ci aiuta a darne un’identità e a caratterizzarlo, non per i tratti organolettici del rosso o del bianco, bensì per il modo in cui un aneddoto ci è stato interpretato o le parole accuratamente scelte a descrivere i gesti scontati di una vendemmia. Il territorio prende voce attraverso il vino e giunge a orecchie inaspettate.

Avete mai scelto la meta di una vacanza in base al vino che inontrerete una volta arrivati? Io sì.

 

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